La battuta di arresto

Tanti libri annunciati nelle nuove collane alla fine degli anni ’40 e i primi anni ’50 non sono poi usciti poiché tra il 1953 e il 1959 Astrolabio ebbe una battuta di arresto, molto grave, che bloccò la produzione e per poco non condusse a una chiusura definitiva.

Le cause del periodo di crisi che Astrolabio attraversa sono essenzialmente due: Ubaldini ha avviato una zincotipia per la stampa di libri d’arte, che chiuderà nel 1957. Produce alcuni libri di prestigio (Afro, Léonor Fini, e altri), ma incontra subito difficoltà economiche, quindi incomincia a sottrarre energie intellettuali e risorse materiali all’impresa editoriale.
In secondo luogo, la giovane casa editrice Astrolabio ha risolto il problema nevralgico della distribuzione affidandosi a una cooperativa di editori chiamata Unione Editoriale, la quale è mal condotta e fallisce, mettendo nei guai Ubaldini, soprattutto perché i magazzini del distributore vengono posti sotto sequestro giudiziario. Una casa editrice ancora in erba non regge a colpi del genere, e, dopo sei anni di silenzio, durante i quali Ubaldini vende di tutto, dai diritti sulle opere di Freud e Jung ai suoi beni di famiglia, sembra destinata alla scomparsa.

Alla fine del ‘59, tuttavia, Ubaldini si vede restituire dal magazzino dell’Unione Editoriale tutte le copie invendute dei suoi volumi che erano rimaste bloccate dal fallimento. Il vecchio catalogo, che negli anni cinquanta sembrava riservato a un’élite, negli anni sessanta incontra un nuovo e più vasto interesse.
Riprende la distribuzione in libreria, e riprende la produzione: è la rinascita di Astrolabio.
Nel 1961 la Casa Editrice si presenta con le collane precedenti, e grosso modo con i medesimi testi disponibili, ma, via via che la produzione nuova cresce, esse vengono rapidamente ristrutturate per adattarsi alle nuove esigenze.

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