Nei primi decenni del diciannovesimo secolo, l’improvvisazione era parte integrante della formazione di quasi tutti i tastieristi e i compositori, come pure di parecchi musicisti amatoriali. Tuttavia dal 1830 cominciarono i primi segni di declino nella pratica improvvisativa e verso la fine del secolo pochi musicisti improvvisavano ancora pubblicamente in altri contesti che non fossero quelli delle chiese. Parallelamente a questo processo storico, il romanticismo letterario diede vita a una nuova, attraente idea di improvvisazione, che conquistò terreno come incarnazione mitica, e non più reale, dell’atto improvvisativo proprio a causa del declino della pratica musicale. Attingendo a un corpus esteso e diversificato di fonti d’epoca, Gooley ricostruisce le strategie retoriche e formali che informavano la pratica dell’improvvisazione libera e individua l’estetica che essa sottendeva, e insieme le ragioni storico-sociali che motivarono questa transizione da un’era nella quale il suonare libero era cosa comune, ma passava piuttosto inosservata, a una nella quale la pratica era ridotta, ma l’immaginario improvvisativo aveva ampio spazio; da un’era in cui l’improvvisazione incarnava il paradigma di un atto sociale di fruizione musicale condivisa a una in cui rappresentava un ideale mitico di spontaneità, genio e virtuosismo, tipico dell’estetica romantica, che ancor oggi continua a esercitare il suo fascino sull’immaginario musicale contemporaneo.
A cura di Costantino Mastroprimiano.
Traduzione di Diego Procoli.
A cura di Costantino Mastroprimiano.
Traduzione di Diego Procoli.





